”La benedizione del Papa al matrimonio del boss”

 

Così titola Gianluigi Nuzzi su “Libero” del 3 ottobre scorso. Ma il vescovo di Reggio Calabria, ci racconta un’altra storia. “Io non ne so niente – ci confida S.E. Vittorio Luigi Mondello – e comunque farò chiarezza” .

Secondo quanto riportato dall’autore  del libro “Vaticano Spa”,  le nozze di Caterina, figlia di Pasquale Condello, con Daniele Ionetti, figlio di Alfredo, ritenuto il tesoriere della cosca Condello, già finito in carcere e con 50 milioni di patrimonio posto sotto sequestro, sarebbe stato allietato da un augurio papale. ”Sì, è sua la benedizione che il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone fa scendere sui novelli sposi con il telegramma augurale spedito dal Vaticano” scrive Nuzzi.

Condello è stato il capo indiscusso della ‘ndrangheta reggina dopo essere uscito vincente dalla guerra di mafia, che lo vedeva contrapposto alle cosche De Stefano/Libri/Tegano, che dal 1985 al 1991 ha causato oltre 500 morti ammazzati e seminato il terrore nella città. Dopo 18 anni la latitanza del boss soprannominato “il supremo”, è stata bruscamente interrotta il 18 febbraio 2008, quando i militari della Sezione Anticrimine del Ros di Reggio Calabria e il Gruppo Cacciatori, hanno stanato l’uomo più ricercato della Calabria, inserito nella lista dei trenta latitanti più pericolosi e condannato, in via definitiva, a nove ergastoli.  

Il matrimonio tra Caterina Condello e Daniele Ionetti è stato celebrato il 24 settembre scorso nel Duomo di Reggio Calabria, seguito da un suntuoso ricevimento nel più esclusivo albergo della zona, l’hotel Altafiumara, un albergo del gruppo Montesano, proprietari di vari hotel a Reggio Calabria, dove nel 2005 erano già andate in scena le celebrazioni dell’unione della prima figlia di Condello, Angela, con Giovanni Barillà, che in seguito fu arrestato insieme al suocero nel covo di Pellaro dagli uomini del colonnello Valerio Giardina e del colonnello Massimo Deiana.

Se la notizia della benedizione papale fosse confermata creerebbe grande perplessità e sconcerto. Abbiamo cercato chiarimenti dal rappresentante ecclesiastico più eminente a Reggio Calabria, il vescovo. Sua Eccellenza Vittorio Luigi Mondello, afferma di non sapere niente di questa storia, “escludo che il Papa abbia mandato un telegramma. Non può essere vera una cosa del genere perchè è contro tutta la tradizione e la mentalità della Santa Sede”.  Il vescovo ci spiega: “Quando gli sposi vogliono la benedizione del Papa, la curia ne fa richiesta all’organismo del Vaticano preposto. Il documento consiste in una pergamena a nome del Santo Padre in cui egli dà la benedizione alla nuova coppia. In questo caso non si guarda chi sono gli sposi, è la curia che chiede per loro e il pontefice manda la benedizione”. Gli chiediamo come mai la curia abbia  inoltrato una richiesta del genere, sapendo chi fossero i personaggi. “Non lo so – replica Sua Eccellenza – la curia di Reggio non ha mai fatto una richiesta del genere…neanche per sogno!” Bisognerà fare chiarezza. “Naturalmente indagherò sulla vicenda e le farò sapere” ci assicura. Una curia sbadata o una notizia infondata? Staremo a vedere.

 Un’idea dell’implicazione della famiglia Ionetti nelle vicende criminali del clan Condello ce la fornisce il sostituto procuratore della Dda reggina, Giuseppe Lombardo, che insieme al dottor Domenico Galletta ha gestito il processo “Vertice”  nel quale Alfredo Ionetti era imputato. Gli inquirenti avevano identificato in lui il prestanome del boss di Reggio Calabria, Pasquale Condello. Il dottor Lombardo ci spiega: “Ionetti è stato assolto in primo grado nel processo con rito abbreviato, circa un anno e mezzo fa, ma è stata una vittoria di Pirro. Con il procuratore capo, Giuseppe Pignatone, abbiamo depositato la nostra impugnazione davanti al tribunale delle misure di prevenzione, che nonostante l’assoluzione ha confiscato tutto il patrimonio di Ionetti che ammonta a circa 50 milioni di euro, tra società e immobili a Roma, Cesena e Reggio Calabria”.  La sentenza è stata emessa circa un anno e mezzo fa, ma la motivazione del Gup, dottoressa Bandiera, è stata depositata solo prima dell’estate, ossia oltre un anno dopo la fine del processo. “Con il  procuratore capo Pignatone, abbiamo deciso di fare appello- aggiunge Lombardo- ora vedremo cosa succederà”.

Nerina Gatti

 

 

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