MAFIE: DNA, SONO INFILTRATE IN PUBBLICA AMMINISTRAZIONE/ANSA RAPPORTO ANNUALE CONSEGNATO A CASSAZIONE E COMMISSIONE ANTIMAFIA (di Lirio Abbate) (ANSA) - ROMA, 26 FEB -
La 'ndrangheta allarga sempre di piu' i propri interessi illegali nelle regioni italiane e nei Paesi europei, infiltrandosi nella politica, pilotando gli appalti, gestendo il traffico internazionale di cocaina con i colombiani e riciclando enormi capitali di provenienza illecita. La mafia siciliana, Cosa nostra, dopo gli arresti dei capi delle famiglie mafiose e di molti latitanti, sembra non aver perso il proprio smalto, tanto che l'organizzazione è in fibrillazione. La camorra, invece, costituita da gruppi criminali, "eroga servizi" in Campania. L'analisi della mafie in Italia è della Direzione nazionale antimafia (Dna), guidata da Piero Grasso, che esamina le varie organizzazioni nel rapporto annuale consegnato al procuratore generale presso la Corte di Cassazione e alla Commissione parlamentare antimafia. In oltre ottocento pagine vengono offerti elementi per delineare il quadro delle dinamiche e delle strategie delle associazioni mafiose. "La 'ndrangheta - secondo la Dna - trae nuovo potere, sempre crescente, che si traduce, inevitabilmente, in forza di condizionamento politico, in strumento di pressione, che si somma all'intimidazione e alla violenza, dotazione di cui le cosche non esitano a fare uso ogni volta che ve ne sia necessità ". Per la Dna "la 'ndrangheta assume sempre piu' i caratteri di grande organizzazione criminale, ma nel contempo di forza eversiva dell'ordine democratico del Paese, di tutto il Paese". Le caratteristiche di frammentazione e fluidità della 'ndrangheta descritte dalla procura nazionale antimafia, ne spiegano la straordinaria capacita' di infiltrazione ed espansione affaristica, tanto che pure le autorità statunitensi la ritengono "la più affidabile e costante partner dei narcotrafficanti colombiani". La Dna, in base alle indagini svolte dalle procure siciliane, traccia un profilo di Cosa nostra ancorata sempre più nella pubblica amministrazione, negli appalti e nella grande distribuzione alimentare. E che tenta di tornare a gestire il traffico internazione di droga. "E' troppo nota - scrivono i magistrati della Dna - la capacità di Cosa nostra di ristrutturarsi e di riorganizzarsi, mantenendo intatte la sua vitalità e la sua estrema pericolosità, perché ci si illuda che lo Stato, approfittando della sua momentanea debolezza, possa più agevolmente e definitivamente sconfiggerla". La procura nazionale sottolinea che "gli organi deputati al contrasto di Cosa nostra hanno bisogno di poter disporre di nuovi, più affinati e sempre più efficaci, strumenti normativi per tenere testa all'organizzazione criminale; la quale, com'é noto, ha una spiccata abilità nel mettere in campo sofisticate tecniche di resistenza per fronteggiare l'azione repressiva dell'autorità giudiziaria". Per la Dna "il legislatore, con sensibilità e attenzione verso il fenomeno, dovrebbe costantemente adeguare il complesso normativo antimafia alle esigenze poste dall'attività della criminalità mafiosa". La camorra, invece, per la Dna è un gruppo di clan "deputati all'erogazione di servizi: dal trasporto e smaltimento dei rifiuti alla fornitura di inerti, dalla distribuzione di idrocarburi da autotrazione alla fornitura di prodotti industriali contraffatti, dalla fatturazione di operazioni inesistenti alla 'semplificazione' delle procedure amministrative". "Si tratta - scrive la Dna - di una gigantesca offerta di servizi criminali che corrisponde e si nutre di una proporzionale domanda di abbattimento dei costi (e dunque di moltiplicazione delle opportunità di profitto) dell'impresa legale". (ANSA). ABB/ - 2009-02-26 19:28
Pubblicato il rapporto 2008 Dna: “Forti infiltrazioni della mafia nelle amministrazioni del Sud”
Presentata la relazione annuale della Direzione nazionale antimafia da cui emergono collusioni tra esponenti della criminalità organizzata e amministratori pubblici. Indagini in corso su scambio elettorale tra boss e politici meridionali
La procura nazionale sottolinea una fase particolare che non ha trovato sbocco nella società calabrese: “La sensazione diffusa che la fase di rinnovamento e di riscatto che sembrava inaugurata dopo l’omicidio Fortugno (di cui era emblema il movimento dei ragazzi di Locri) si sia rapidamente conclusa e senza il raggiungimento di alcuno dei frutti sperati”
da “Repubblica”
PALERMO - Le infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione sono fortissime nelle regioni del Mezzogiorno. E soprattutto nel Meridione si indaga per intrecci politico-mafiosi e voto di scambio. E’ quanto emerge dalla relazione annuale presentata dalla Direzione nazionale antimafia, guidata da Piero Grasso. Secondo la Dna, le maggiori inchieste giudiziarie avviate dalle procure Distrettuali antimafia riguardano collusioni fra boss e politici, ma soprattutto fra esponenti della criminalità organizzata e amministratori pubblici.
Infiltrazioni nella pubblica amministrazione nel Sud. Procedimenti penali che puntano a far luce sull’intreccio tra criminalità organizzata e amministratori pubblici sono stati avviati dai magistrati dei distretti di Napoli, Messina, Salerno, Catanzaro, Reggio Calabria e Cagliari. “Una parte rilevante dell’azione di contrasto - si legge nella relazione della Dna - risulta essere stata svolta dalla procura distrettuale antimafia di Palermo che, per numero e qualità delle investigazioni, ha assunto sicuramente una posizione di preminenza nella repressione delle condotte di contiguità politico-mafiosa”.
Politici meridionali pagano boss per voti.
I politici di diverse regioni meridionali avrebbero pagato somme di denaro ai boss delle organizzazioni criminali per ottenere voti nelle ultime consultazioni elettorali. I magistrati analizzano lo scambio elettorale politico-mafioso che ci sarebbe stato in diverse città del Sud. Nella relazione viene evidenziato “il soddisfacente numero di procedimenti d’indagine che puntano a contrastare uno dei settori di maggiore pericolosità dell’infiltrazione mafiosa”. Nella fase delle indagini preliminari, nel periodo che prende in esame la relazione della procura nazionale, emerge che il maggior numero di procedimenti aperti sono a Napoli (8), segue Catanzaro (7), poi Palermo (2) e con un procedimento ciascuno Catania, Reggio Calabria, Bari e Lecce.
Emergenza rifiuti elevata a sistema dalla camorra.
La relazione annuale della Direzione nazionale antimafia si occupa anche della crisi rifiuti in Campania. “L’emergenza è stata elevata a sistema, grazie a una perversa strategia politico-economico-criminale che ha fatto sì che la necessità di affrontare il contingente col metodo dell’urgenza rispondesse agli interessi di centri di potere politico, economico e criminale (leggasi camorra)”. Secondo i magistrati è scaturita “una sorta di specializzazione della criminalità organizzata campana” al punto che “oggi può in generale affermarsi che l’Ecomafia veste i panni della camorra”.
In virtù di questo business, l’analisi dei magistrati della Dna rileva che “mentre nei tempi passati una buona fetta dell’economia napoletana si basava sul contrabbando, il cui indotto garantiva la sopravvivenza di larghi strati della popolazione, nel presente è l’emergenza rifiuti che svolge lo stesso ruolo”. “Il che spiega come spesso essa venga creata e mantenuta ad arte - si osserva dalla Dna - con la camorra sempre di sottofondo”.
Impossibile arrivare a mandanti occulti omicidio Fortugno.
Per la Direzione nazionale antimafia, i mandanti occulti dell’omicidio di Franco Fortugno “sarà molto difficile individuarli”. “Al momento - si legge nella relazione annuale - solo nuove, significative, collaborazioni, potrebbero fare registrare novità in questa direzione e le collaborazioni cui si fa riferimento dovrebbero provenire o dagli attuali imputati (Alessandro Marcianò e Salvatore Ritorto, quest’ultimo indicato come esecutore del delitto) ovvero dai capi della cosca Cordì, ovvero da altri ambienti coinvolti in qualche modo nella vicenda”.
Su politica e ‘ndrangheta la procura nazionale antimafia sottolinea inoltre che anche le indagini sul tentato omicidio del deputato Saverio Zavettieri sono a un punto morto e, se pure le intercettazioni a suo tempo disposte su tale vicenda si sono rivelate di grande utilità, “non hanno tuttavia consentito di individuarne mandanti ed esecutori, nonostante siano trascorsi quasi tre anni dal fatto”.
Secondo la Direzione nazionale antimafia, che fa il punto sulle indagini che riguardano i mandanti dell’omicidio Fortugno, “la gravità della mancata soluzione non risiede solo nella impunità che ne conseguirebbe per gli ignoti committenti (ed esecutori nel caso del tentato omicidio di Saverio Zavettieri), ma anche nella impossibilità di uscire dalla logica criminale e mafiosa da cui sembra avviluppata e condizionata la Calabria, e ancora nella mancata individuazione dei collegamenti tra poteri politici, occulti e mafiosi, che si intuiscono sullo sfondo degli eventi”.
La procura nazionale sottolinea una fase particolare che non ha trovato sbocco nella società calabrese: “La sensazione diffusa che la fase di rinnovamento e di riscatto che sembrava inaugurata dopo l’omicidio Fortugno (di cui era emblema il movimento dei ragazzi di Locri) si sia rapidamente conclusa e senza il raggiungimento di alcuno dei frutti sperati”.
( fonte : repubblica.it )