Escalation della ‘NDRANGHETA: MINACCE ai pm LOMBARDO e GALLETTA. Le LORO INDAGINI HANNO svelato gli AFFARI tra le COSCHE, i POLITICI e gli IMPRENDITORI

 

Una lettera intimidatoria, scritta a mano, in stampatello e una cartuccia calibro 12. Sono stati trovati  in una busta indirizzata al sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo. Minacce di morte a lui e ai famigliari:“Fatti i cazzi tuoi dottorino o farai la fine di Falcone e Borsellino”. La lettera  è stata intercettata ieri mattina al centro smistamento delle Poste del Cedir, il Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria. Il direttore dell’ufficio postale, insospettito dalla sagoma inconfondibile di un proiettile ha chiamato subito la Squadra Mobile diretta da Renato Cortese che sta effettuando gli accertamenti.  Non è il primo messaggio intimidatorio che riceve  il trentanovenne magistrato calabrese. Già quand’era alla procura di Vibo Valentia gli misero una croce nella cassetta delle lettere. È turbato il giovane magistrato ma  è intenzionato ad andare avanti “sono tranquillo e continuo senza indugi nel mio lavoro”, confida Giuseppe Lombardo.  

Domenico Galletta, Giuseppe Lombardo, Salvo Boemi, Piero Grasso

A seconda delle valutazioni  che si  vogliono dare degli ultimi inquietanti eventi accaduti a Reggio Calabria, questo potrebbe essere il quarto messaggio che la ‘Ndrangheta sta mandando allo Stato.  
Il 3 gennaio ha segnato l’inizio della tensione. La bomba artigianale fatta esplodere davanti alla Procura Generale, ha fatto scattare l’emergenza ‘Ndrangheta. La risposta dello Stato è immediata, il 7 gennaio il ministro dell’Interno Roberto Maroni  e il Ministro della Giustizia Angelino Alfano  arrivano nella città sullo stretto per una riunione d’urgenza.  Lo stesso giorno  viene ritrovato un ordigno rudimentale inesploso nel cortile dell’aula bunker. Il 21 gennaio, in occasione della  “giornata della legalità”, organizzata dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, sono in visita in città il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano  e lo stato maggior dell’Antimafia. Una soffiata fa ritrovare una macchina con armi ed esplosivo a poche centinaia di metri dal percorso che le autorità avrebbero effettuato per andare in aeroporto. Ieri, la minaccia di morte al magistrato antimafia Giuseppe Lombardo. 

 

Questo ultimo messaggio è quello di più facile interpretazione. Questa volta l’obbiettivo è chiaro e inequivocabile, il lavoro di Lombardo sta facendo innervosire qualcuno. Ma a che cosa ha lavorato e sta lavorando il giovane pm? Il procuratore capo Giuseppe Pignatone, nella riorganizzazione della Procura, aveva assegnato Lombardo ed il sostituto procuratore Domenico Galletta alle indagini sulla città. I due giovani magistrati da qualche anno stanno facendo indagini ed istruendo i processi sulle cosche più potenti, i Condello innanzitutto. I due hanno lavorato insieme fino a qualche mese fa quando Galletta ha lasciato Reggio per Lamezia Terme, ma insieme hanno firmato quasi tutti i procedimenti più importanti. La conferma che il lavoro dei due pm ha dato parecchio fastidio alle cosche arriva qualche giorno fa, prima della lettera a Lombardo, quando a Galletta viene danneggiato il lunotto della macchina. Un primo messaggio,  blando ma preciso,  che ha un duplice obbiettivo: avvertire uno perché allertasse anche l’altro. Infatti proprio quel giorno Lombardo aveva iniziato la requisitoria al processo “Testamento”. 

  • L’indagine Testamento, eseguita dalla Squadra Mobile reggina , svela gli affari delle potenti cosche dei  Libri e dei Condello, ma soprattutto mette in luce la commistione della criminalità organizzata con imprenditori e amministratori comunali di Reggio Calabria. Nell’indagine è coinvilto l’ex consigliere di AN, nonché ex poliziotto, Massimo Labate, che sarebbe l’anello di congiunzione tra i clan ed i soldi pubblici. Con questo processo si comincia a svelare il gruppo di interessi che mescola ‘ndrangheta , politica e  imprenditoria , i cosiddetti colletti bianchi.
  • Massimo Labate

  • Sempre i due magistrati, in stretta collaborazione con il ROS dei Carabinieri, comandato dal generale Giampaolo Ganzer, hanno inflitto durissimi colpi al clan Condello. Sono stati loro a coordinare  le indagini per la cattura del carismatico boss Pasquale Condello , detto “il Supremo”, la cui ventennale latitanza è stata interrotta dai militari della Sezione Anticrimine del tenente colonnello Valerio Giardina il 18 febbraio del 2008.
  • favoreggiatori di Pasquale Condello

    Ma il lavoro di disarticolazione della cosca Condello non termina con la cattura del “ Supremo” . Dopo l’arresto  il procuratore capo Pignatone affidò ai due magistrati l’incartamento con la documentazione che venne ritrovata nel covo del boss. Tra questi una gran quantità di pizzini, che, come confermano gli inquirenti,  sono serviti per ricostruire la rete di fiancheggiatori di Condello e ricostruire gli affari  e le alleanze della cosca. Di particolare importanza fu il rinvenimento di  un pizzino che sarebbe dovuto arrivare ad un “uomo con la toga” probabilmente in servizio a Reggio Calabria. Nel messaggio il boss lo ammoniva a tutelare gli interessi della cosca. Sul documento sta indagando la Procura di Catanzaro, alla quale fu immediatamente trasmesso .  

  • Sempre sull’onda delle indagini della Sezione Anticrimine reggina, i due pubblici ministeri hanno  istruito il processo “Rifiuti Spa” che ha ricostruito gli interessi della cosca Libri  con la famiglia Alampi, che è la testa  imprenditoriale di Condello nel settore dello smaltimento dei rifiuti.  Anche qui sono  arrivate le condanne e lo stop agli affari. L’indagine “Rifiuti Spa”,  inoltre, ci offre uno spiraglio importante che fa capire come gli storici assetti criminali in città siano cambiati.  Durante la seconda guerra di mafia a Reggio Calabria le cosche De Stefano e Libri erano alleate e  contrapposte ai Condello.

    Giuseppe De Stefano

  • Un’altra sconfitta devastante per  i Condello è arrivata con la sentenza del processo Vertice, nonostante l’assoluzione degli imputati, tra cui Alfredo Ionetti,  tesoriere e consuocero del boss. Le coraggiose dichiarazioni di Rosario Spinella, amministratore giudiziario dei beni sequestrati a Ionetti, hanno permesso di ricostruire gli affari del clan Musolino e del clan Condello nel Nord Italia e quindi assicurare il sequestro dell’ingente patrimonio di Ionetti –Condello, stimato, intorno ai 60-70 milioni di euro. 
  • arresto Pasquale Condello

    Il patrimonio, i soldi danno potenza e prestigio ai boss.  Colpirli nel portafoglio li indebolisce, ma Lombardo e Galletta son andati oltre. Convinti che un padre che è latitante e che vive nell’illegalità e nel disprezzo delle regole non possa insegnare nulla di buono ai propri figli, hanno fatto richiesta al Tribunale dei minori di Reggio di far decadere la potestà genitoriale nei riguardi di Pasquale Condello prima e di Giuseppe De Stefano poi. Per Condello la proposta è stata respinta mentre per De Stefano, il tribunale, creando un importante precedente,  ha accolto l’istanza e ha fatto decadere la patria potestà del boss. Questo forse è stato uno degli atti che ha dato più fastidio. Giuseppe De Stefano, arrestato dalla squadra mobile reggina a dicembre 2008, ha fatto una sola affermazione:  “Dite a Lombardo di lasciar stare i miei figli.”

  • Ma i due magistrati sono stati anche protagonisti  di un’indagine iniziata dalla Polizia, che vedeva Alberto Sarra, uomo al vertice dell’allora Alleanza Nazionale calabrese, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo varie richieste di avocazione, sempre respinte, la procura ha ora chiesto l’archiviazione.

   

Questo ultimo atto intimidatorio non è altro che la conferma che l’Antimafia reggina sta procedendo sulla strada giusta. Come assicura Pignatone: ”Il  nostro lavoro procede con fermezza”.  Questi attacchi  diretti allo Stato,  sono un  fatto  nuovo da parte di una criminalità organizzata che si è sempre inabissata e che i propri interlocutori istituzionali li avvicina nel silenzio e con altri metodi, non nel clamore di contrapposizioni dirette.  

Dall’interpretazione di questi avvenimenti, due cose sono chiare:    

  • la ‘Ndrangheta è stata indebolita. In questo momento in cui sono venuti a  mancare i capi carismatici si potrebbe anche assistere ad azioni scomposte.  Come sottolinea  Giuseppe Lombardo:  “L’arresto di Pasquale Condello per la città di Reggio non è stato un evento qualsiasi. Questo  è l’uomo dell’equilibrio, tolta una pedina di quello spessore e di quel carisma tanti hanno incominciato a sgomitare”.
  • È in atto un riassestamento ed un’evoluzione della ‘Ndrangheta.  Gli antichi equilibri scricchiolano. Gli interlocutori sono cambiati.

Questo ultimo messaggio allo Stato è probabilmente quello più pericoloso. Il lavoro di Lombardo e Galletta oltre alla cosche  è andato a colpire quella zona grigia di gente  che con la  ‘ndrangheta va a braccetto. Gli imprenditori, gli avvocati, i politici che con la ‘ndrangheta fanno affari e si scambiano favori. Quelle persone che della ‘ndrangheta hanno bisogno per essere eletti o per avere agevolazioni e che poi proprio per questa loro commistione diventano ricattabili.    

I cittadini di Reggio Calabria  queste cose le sanno. Sanno a chi appartengono i negozi  e i bar del corso principale della città o a chi sono riconducibili i centri commerciali dove vanno a far spese o i lidi dove prendono la tintarella. La gente sa chi è il personaggio chiacchierato che prende il 5% sugli appalti, sa qual è il negoziante che fa fare shopping alla moglie del boss senza farla pagare, sa chi sono i magistrati che frequentano vernissage di parenti di ‘ndranghetisti e  chi sono i portatori di finta solidarietà e legalità che cercano solo un proprio tornaconto. Ma per ora la gente non si schiera apertamente. Ha ancora paura che questi segnali di cambiamento siano solo temporanei, convenienze elettorali.  Per dare fiducia ai cittadini onesti della Calabria ben vengano le indagini di Lombardo e Galletta.

Nerina Gatti

 
     

 

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