REGGIO CALABRIA: Arriva lo Stato e la ‘ndrangheta si fa risentire


Una Fiat Marea con due fucili a pompa, due pistole, due ordigni rudimentali, una tanica di benzina e tre passamontagna è stata trovata a via Lavagnini, a un centinaio di metri dall’Aeroporto di Reggio Calabria , dove da lì a poco sarebbe dovuto passare il presidente Giorgio Napolitano in visita alla città sullo stretto per “la giornata della legalità”. Alle 12:40 di oggi, dopo la bomba alla Procura Generale il 3 gennaio scorso, è arrivato un altro segnale inquietante da Reggio Calabria, anche se come dicono gli investigatori il ritrovamento non è ricollegabile alla visita del più alto rappresentante dello Stato, il presidente della Repubblica.
Il messaggio che arriva è comunque preoccupante e fotografa una realtà criminale allarmante come afferma il Procuratore Capo della Repubblica Giuseppe Pignatone:“Il ritrovamento dell’auto con l’esplosivo conferma la situazione di pericolosità che si sta vivendo a Reggio Calabria ”. La ‘Ndrangheta reggina e la sua manovalanza non si prende nemmeno un giorno di riposo, nemmeno di fronte all’enorme dispiegamento di forze dell’ordine che da giorni stanno bonificando e controllando la città via terra, mare e aria. Ancora si sentivano le sirene delle auto di scorta e il rombo degli elicotteri che perlustravano la città dall’alto quando è arrivata la notizia del rinvenimento dell’auto piena di esplosivo. Dopo la bomba fatta scoppiare davanti alla Procura Generale qualche settimana fa , viene naturale pensare ad un altro atto intimidatorio della ‘Ndrangheta allo Stato, oltre al Presidente Napolitano, oggi erano presenti il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini e il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso. Ma Il colonnello Pasquale Angelosanto, comandante provinciale dei Carabinieri, rassicura e sottolinea che “il ritrovamento della macchina ed il suo arsenale non ha niente a che fare con la presenza del capo dello stato a Reggio Calabria. Abbiamo rinvenuto un armamentario di chi compie azioni delittuose tipiche della ‘ndrangheta come attentati dinamitardi, estorsioni, omicidi o ferimenti. Inoltre la macchina è stata ritrovata con il finestrino del guidatore abbassato, i tergicristalli bloccati come se qualcuno avesse spento improvvisamente il motore . Questi elementi ci fanno ritenere che forse per i controlli più serrati di oggi, soprattutto nella zona dell’aeroporto la macchina sia stata abbandonata all’improvviso per non incappare nei posti di blocco, con l’idea di tornarsela a riprendere una volta che le acque si fossero calmate.”

Ma il fatto che la ‘Ndrangheta si senta talmente potente e a suo agio sul territorio da poter rubare una macchina e riempirla di armi ed esplosivo e di pensare di poter andare a compiere l’estorsione o l’intimidazione al negoziante di turno che non paga il pizzo anche in questa giornata, in cui la presenza delle forze dell’ordine era intensificata e mentre i massimi rappresentanti dello Stato e del contrasto alla criminalità organizzata erano riuniti per celebrare la legalità, non è rassicurante per la città di Reggio. È semmai l’ennesima conferma di come queste attività criminali, siano all’ordine del giorno. Arriva il capo dello Stato ma per la ‘Ndrangheta, l’Anti- Stato, gli affari prima di tutto. Il “lavoro” criminale deve andare avanti .

La zona dove è stata ritrovato questa ‘macchina da guerra’ , una sorta di ‘ndrangheta- mobile, è storicamente divisa tra due famiglie , i Ficarra, che sono legati alla potente cosca dei De Stefano, e ai Serraino, legati all’altra cosca che comanda sulla città, i Condello. Sia i Condello che i De Stefano proprio ultimamente hanno subito duri colpi giudiziari, impartitegli in appello. Il capobastone, Giuseppe De Stefano è stato condannato a tren’anni di carcere, mentre al “tesoriere” della cosca Condello, Alfredo Ionetti, sono stati sequestrati beni per un valore di circa 70 milioni di Euro.
Nel giorno della legalità, mentre il Presidente della Repubblica parlava ai giovani studenti calabresi, promettendogli “ordine e legalità”, per la ‘Ndrangheta era “business as usual” e piazzava una macchina con armi e bombe qualche chilometro più in là , poco lontano dal centro di Reggio Calabria.

Nerina Gatti

 

 

 

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