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11/04/2006 - Arrestato Il capo di cosa nostra



 
 

Dopo 42 anni di latitanza Bernardo Provenzano, capo indiscusso di Cosa Nostra, è stato catturato nel suo paese natale, Corleone.

L’arresto, eseguito dagli uomini dello Sco e della squadra mobile di Palermo, è l’apice di una complessa attività investigativa che da tempo magistratura e forze dell’ordine portavano avanti in maniera eccellente, frutto di lavoro, sacrificio e dedizione.

La carriera criminale di Provenzano comincia negli anni Cinquanta quando, insieme con  Salvatore Riina, altro boss finito in carcere il 15 Gennaio del 1993, diventa il più fidato luogotenente di Luciano Liggio, allora capo incontrastato di Cosa Nostra nel corleonese. In seguito approda ai vertici dell’organizzazione all’inizio degli anni Ottanta, solo dopo aver fatto uccidere tutti i boss rivali. Sono state diverse le strategie usate dal capo di Cosa Nostra per gestire le attività e gli affari della mafia. L’ultima, quella indicata dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, è quella della moderazione con l’infiltrazione costante nelle istituzioni, piuttosto che l’attacco frontale, come accadeva in passato. Lo scorso Aprile la Corte di Cassazione aveva annullato, con rinvio per nuovo giudizio, l’ergastolo a Provenzano a seguito del processo per 127 omicidi di mafia avvenuti a Palermo e provincia tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta.

Bernardo Provenzano era irreperibile dal 9 maggio 1963, dopo l’ennesimo agguato della faida tra la cosca di Luciano Liggio, di cui faceva parte, e quella di Michele Navarra.

Per ordine di Liggio avrebbe dovuto uccidere Francesco Paolo Streva, esponente del clan Navarra, che però riuscì a rispondere al fuoco, scampando così alla morte. Venne successivamente ucciso il 10 Settembre dello stesso anno. Il 18 Settembre, otto giorni dopo, i carabinieri denunciarono Provenzano:  iniziava così la latitanza della primula rossa di Corleone.

Unanime il parere degli investigatori: il boss era ancora il capo indiscusso di Cosa Nostra e continuava a impartire ordini dal suo covo. Comunicava con “i pizzini” per evitare di essere intercettato. Al momento dell’arresto nel casolare sono stati sequestrati dagli investigatori della Polizia di stato i bigliettini attraverso i quali Provenzano impartiva ordini  ai suoi uomini e una macchina da scrivere elettronica.

E proprio dai “pizzini” riparte l’attività investigativa che dovrà condurre alla scoperta della fitta rete a sostegno del boss che in questi 42 anni ha permesso all’ex primula rossa di Cosa Nostra una latitanza quasi indisturbata.

L’arresto è certamente un duro colpo per l’organizzazione, ma non quello definitivo. Infatti due candidati alla guida di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro e  Salvatore Lo Piccolo, oltre a vantare un curriculum mafioso di tutto rispetto, sono due elementi di alto livello che godono di alleanze importanti negli ambienti da sempre contigui a Cosa Nostra come la politica e l’imprenditoria.

Una giornata come poche oggi a Palermo e in Italia, tra le lacrime di gioia degli agenti e le tensioni che si sciolgono negli abbracci di chi da anni sacrifica la propria vita per lotta alla mafia, ma soprattutto un motivo in più per continuare ad affermare il bisogno di legalità che mai come oggi ha unito il Paese nella sua interezza.