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20/02/2006 - Nuovi metodi per aggredire i patrimoni mafiosi



 
 

CATANZARO. La Direzione investigativa antimafia ha avviato una sperimentazione in Calabria per l'aggressione ai patrimoni della criminalita' organizzata e guarda con attenzione particolare la situazione campana. Lo rende noto a Napoli, nel corso di una visita al Centro operativo partenopeo, Cosimo Sasso, direttore della Dia. "Le misure di prevenzione per i patrimoni della mafia e gli appalti, soprattutto quelli delle grandi opere, sono nostre priorita'. In Calabria abbiamo iniziato a testare un modello per quanto concerne la prevenzione patrimoniale. La Dia raccorda le informazioni che provengono dalle forze dell'ordine, le elabora e le restituisce loro, affinche' l'attivita' investigativa sia condivisa e concordata". La sperimentazione sta dando buoni risultati e si pensa gia', spiega Sasso, "ad una estensione anche in aree del paese di questo modello e particolarmente al Sud". Napoli riceve dal capo della Dia apprezzamenti per i risultati conseguiti nella lotta alla camorra. "C'e' particolare attenzione alla situazione campana - prosegue Sasso, riferendosi anche alle recenti inchieste sulla collusione tra amministrazione pubblica e camorra - tanto che a Napoli sono state destinate le nuove acquisizioni di personale da noi fatte. La camorra ha la peculiarita' di essere un'organizzazione frastagliata e non unitaria e questo non agevola l'attivita' investigativa". Sasso sottolinea anche che nelle investigazioni anche sui patrimoni di mafia, camorra e ndrangheta, in parallelo alle ricerche su banche dati su documenti, si continuano a utilizzare "le investigazioni con i metodi tradizionali, sul territorio, perche' l'obiettivo e' quello di anticipare quanto piu' possibile la fotografia della situazione patrimoniale dei clan, in modo tale da non perdere di vista i loro beni durante le procedure di sequestro e di confisca ed evitare che vengano alienati a terzi o nascosti". Del resto, conclude, i vecchi metodi di occultare e trasferire il denaro, quali quello dello spallonaggio, sono ancora in uso anche fra la criminalita' organizzata.