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Riposa in pace, generale dalla Chiesa. Non scrutare, se mai lo puoi, quel che accade in questo paese, che è il tuo paese. Non scrutare nemmeno le memorie televisive, nemmeno quelle che dovrebbero consegnare il tuo esempio alle nuove generazioni. Nemmeno quelle che si nutrono delle dichiarazioni dei tuoi figli, dei tuoi amici o dei tuoi ufficiali di un tempo. C'è sempre lo spazio per i veleni che ad altri martiri si eviterebbero. C'è sempre la voglia di rivelazioni. Una voglia più forte del rispetto, non dico della pietà, che non è cosa degli storici e tanto meno dei giornali. Non basta quel che hai fatto, detto, spiegato, sofferto. C'è sempre pronto un Cossiga al quale si lascia dire che la nostra è stata una famiglia di massoni. Tu, tuo padre, tuo fratello. E noi, figli, che non lo sapevamo. Fessi a non accorgerci, per decenni, che c'era una tradizione massonica in casa nostra, l'idea di uno Stato parallelo dietro un'educazione tutta rivolta a trasmettere il senso delle istituzioni, con la parola e con l'esempio, mai un trasferimento rifiutato, anche tre in un anno, mai accolte le sirene che promettevano tanti guadagni in più in questa o in quell'industria privata, mai un sacrificio scansato se c'era di mezzo lo Stato da servire. Fosse il banditismo in Sicilia, le indagini difficili, la vita da latitante, la famiglia trascinata in mezzo ai rischi. Tutte balle. L'ha avuta lui, Cossiga, l'ultima parola. Massoni, ha detto. Sulla base di nulla, di non si sa che cosa. Ma l'ha detto, come tante altre volte, ed è stata la sua l'ultima parola, quella che rimarrà incisa nella mente del giovane che non sa nulla, del figlio di chi (ce ne sono, sai?) non ha voglia di raccontargli la tua vera storia, come quel ragazzo che a scuola fece trovare a tuo nipote Carlo Alberto una scritta accanto al suo nome: "nipote di massone". Ci sono, sai, questi esemplari umani, e d'altronde se non ci fossero forse avresti vissuto più a lungo. Massone.
E questo, questo fango la Rai, anzi Rai educational (pensa tu se fosse "diseducational"...), ossia il fior fiore del servizio pubblico, va a offrire come ghiotta anticipazione alla stampa quotidiana della trasmissione in tua memoria. Anzi, questo fango e altro ancora. Già, perché Cossiga mica qui si è fermato. Macché. Ha pure aggiunto che la lista della P2 aveva una pagina strappata in corrispondenza del tuo nome. Pensa che fessi, che grulli, quelle due toghe rosse e tonte, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, che non si accorsero di quella pagina mancante indagando su Castiglion Fibocchi. Pensa che dilettanti allo sbaraglio, che nulla videro e capirono e te la fecero scampare. E pensa com'è ridotto questo paese, dove queste cose uno non le dice subito, e nemmeno dopo cinque anni, o mentre c'è il processo, ma dopo un quarto di secolo, pur essendo stato presidente del Senato e presidente della Repubblica. Il tempo, gli anni passano. Ma il tempo non è galantuomo come dicevi tu. Quante cose, su di te, sono state raccontate da chi aveva pubbliche funzioni solo dopo tanti anni, come quel maresciallo delle guardie carcerarie che andò da Santoro in prima serata, accreditato lì come il tuo "braccio destro" e che dopo undici anni che nessuno sapeva chi fosse raccontò cose da non credere, ma che avevano un'efficacia straordinaria nel presentarti (senza contraddittorio, proprio come l'altra sera da Minoli) alla stregua di un mestatore. Cose smentite dal tuo diario, scritto, come si dice, "in velo d'ignoranza", ossia senza sapere che cosa sarebbe successo e che cosa si sarebbe insinuato su di te negli anni a venire. Ma il tuo diario di fronte ai "misteri" non fa fede, neanche se rende incompatibili date, orari e luoghi. Non c'è nessuno che si faccia molti scrupoli quando ci sei di mezzo tu. Non se ne fecero nemmeno nella commissione stragi, che invece di occuparsi di Brescia o di Bologna si occupava di te (!), ansiosa di trovare un mistero sempre più misterioso nella tua attività di nemico delle Brigate rosse.
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