La marcia antimafia è passata e non ha spalancato le porte dell’antimafia solo ai circa ottomila studenti che giovedì scorso sono scesi in piazza con una gerbera gialla tra le mani.
La manifestazione,organizzata dal coordinamento antimafia nazionale Riferimenti, guidato da Adriana Musella, a Vibo Valentia a ridato voce e speranza a quelle vittime che pensavano di essere state abbandonate o dimenticate da parte dello Stato.
Tra queste il fotografo Nello Ruello, l’uomo simbolo della lotta al racket delle estorsioni e all’usura:la prima vittima ad essersi ribellata ai suoi aguzzini, ad aver trovato il coraggio di denunciarli e mandarli in carcere, per poi presentarsi in aula e sostenere le accuse guardando in faccia i suoi aguzzini.
Ruello scrive alla presidente di Riferimenti e dice <<Non dev’essere Adriana Musella a ringraziare i partecipanti alla manifestazione antimafia, ma dobbiamo essere noi, l’intero territorio vibonese, ad essere grati a lei per la possibilità che la sua manifestazione ha offerto di parlare di mafia e di lotta alla criminalità.
Non mi sento di essere un visionario - dice Ruello – e mi rendo conto che una manifestazione dall’oggi al domani non può eliminare l’oppressione della criminalità. Non ero un visionario quando l’otto novembre del 2004 decisi di rilasciare le prime dichiarazioni alla Guardia di Finanza, quando, senza abbassare la testa, con forte determinazione mi sono costituito parte civile nei procedimenti pendenti e quando ho dovuto spiegare ai giudici come ero finito nel giro dell’usura.
Ero e sono un uomo distrutto che sta ancora attraversando momenti davvero difficili, fatti di tanta solitudine ed amarezza per l’abbandono in cui le istituzioni mi hanno lasciato, oppresso dal peso della burocrazia, sul lastrico, senza più un lavoro, in una situazione di totale bisogno e di indigenza, con scritto a caratteri cubitali che sono un fallito>>.
Nonostante tutto Ruello, contrariamente a tanti artigiani, commercianti e imprenditori (anche loro sotto il giogo del racket e stritolati dagli usurai), è sceso in piazza a sfilare accanto al Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso. <<Sono un uomo del Sud, di un’altra Italia - dice Ruello alla Musella –, di un’Italia che si fa beffa dei suoi figli se solo si considera che al Nord basta denunciare e poi ritrattare per ottenere elargizioni da parte dello Stato. Mi riferisco alla vicenda, per me scandalosa e che mi ha davvero fatto molto male moralmente, di una famiglia di Voltino, in provincia di Cremona, che aveva presentato una denuncia al Gico per fatti di usura e di estorsioni, nella stessa aula dello stesso Tribunale ove io ho confermato dinanzi ai miei aguzzini tutte le accuse, ha ritrattato quanto in precedenza denunciato e però nel frattempo ha ricevuto, nel giro di soli due mesi, da parte dello Stato una provvisionale di 37mila euro>>.
Nonostante tutto Ruello non ha perso la fiducia. Sostenuto dall’avvocato Giovanna Forte continua la sua battaglia per la legalità e per il riconoscimento dei suoi diritti. Ecco perché il fotografo vibonese ha ritenuto di dover scrivere dopo la manifestazione di giovedì scorso alla presidente di Riferimenti: << Personalmente le devo un grazie speciale perché ha dato voce alla mai solitudine e alla mia disperazione. Per un giorno mi ha fatto sentire nuovamente protagonista della mai vita e perché mi ha dato la speranza di poter nuovamente passeggiare per le vie della mia città non solo in compagnia degli agenti della scorta – che pure adesso considero i miei più cari amici- ma anche di altre persone, dei miei concittadini, finalmente liberi dalla paura e dalla oppressione>>.