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Stato e Testimoni di Giustizia

 Vibo Valentia, 25 giugno 2007

 

   Lo Stato non può chiedere la collaborazione dei cittadini, quando  poi abbandona quei pochi che hanno avuto il coraggio della denunzia e che dovrebbero essere d'esempio per tutti gli altri.

   Quella dei testimoni di giustizia è un'annosa faccenda mai risolta nei modi dovuti. Nello Ruello, commerciante vibonese, vanto della società civile calabrese, dopo aver denunziato i suoi aguzzini ed essere riuscito a rimettere in piedi la propria attività, oggi si vede diminuite le misure di protezione.

   Eppure, non più tardi di quindici giorni fa una,  in una lettera  al Quotidino della Calabria, gli erano stati inviati sibillini messaggi di morte.

   Non abbiamo mai capito quale sia il perverso meccanismo in base al quale, un testimone di giustizia, dopo aver fatto il proprio dovere di cittadino ed essere riuscito a far processare i propri carnefici, venga poi abbandonato al proprio destino.

   E' già successo in passato e la storia oggi si ripete. Si pensa,forse che una volta in galera, i mafiosi perdonino?

   Ma quale fiducia si può pretendere nelle Istituzioni quando non ci si sente da esse tutelate? A seguito di esplicita denunzia dell’interessato, il Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti", chiede che al signor Nello Ruello, siano assicurate adeguate misure di protezione dallo stesso definite carenti.

   Chiede altresì al Ministero dell'Interno, di rinforzare l'organico delle forze di Polizia in una regione come la Calabria che certamente, non ha confronti in tema di sicurezza e che sorprendentemente, resta anche in questo campo fanalino di coda.

   Non vorremmo infatti, che la diminuzione di misure precauzionali nei confronti di Ruello, sia dovuta all'eterna questione di carenza di uomini e mezzi. "La coperta è corta" ci ha detto qualcuno ma, chissà perché, a rimanere scoperti alla fine, sono proprio quelli che dovrebbero essere tutelati!!! 

 

Adriana Musella

Presidente “Riferimenti”