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Da "Il Mattino" di Napoli

17/08/2007
Diffuso l’identikit dell’autista del commando. Era uno solo l’obiettivo dei killer, sparito il socio del ristorante
Strage di ferragosto, allarme in Calabria
Si temono vendette dopo i sei morti di Duisburg. Il premier: i giovani del Sud ci aiutino

In Germania è caccia ai killer della strage di ferragosto a Duisburg (6 morti, tutti calabresi). La polizia tedesca ha diffuso il primo identikit. L’obiettivo dei sicari era Marco Marmo, sospettato di aver ucciso a San Luca, nel Natale dello scorso anno, Maria Strangiu. Allerta in Calabria. Prodi: i giovani del Sud ci aiutino.

 

 

Comunicato del Presidente di Riferimenti, Adriana Musella.

 

Il coordinamento nazionale antimafia Riferimenti,in merito alla strage di Duisburg, in Germania , comunica e denunzia quanto segue:

 
Quanto avvenuto in Germania  aiuta a comprendere quale minaccia rappresenti la ndrangheta non solo sul nostro territorio ma in ambito internazionale.
Riferimenti,quindi,rivolge i,un appello  agli Stati membri affinché chiudano le frontiere ai mafiosi italiani,ai loro parenti ,a chi ha o ha avuto problemi con la giustizia italiana.
Questo presuppone un maggior raccordo tra gli organismi investigativi internazionali,cosa che al momento manca.In Germania,per esempio, sanno ben poco di 'ndrangheta ed avrebbero bisogno di dettagliate informazioni onde evitare in loco l'apertura di esercizi commerciali gestiti dall'organizzazione e,soprattutto,a parer nostro chiudere quelle esistenti. Intorno a questa gente bisogna fare terra bruciata se davvero si vuole affrontare il problema
Per gli addetti ai lavori ciò che è successo non meravigli più di tanto.
E'da tempo che si era a conoscenza delle attività della 'ndrangheta in Germania dove l'organizzazione,ben radicata possiede ristoranti,pizzerie ,centri commerciali ecc. I famosi canti di malavita sono vendutissimi in terra tedesca tanto da suscitare la curiosità di giornalisti che hanno più volte scritto sull'argomento. Questo perchè la ndrangheta ha trasferito all'estero la stessa struttura familiare che ha sul territorio d'origine.
La storia romanzata della faida può essere esaustiva fino ad un certo punto:Quando succedono stragi di tal genere la causa è sempre da ricercare nella disputa sul controllo degli affari. Ma davvero si crede ancora che la ndrangheta è costituita da un esercito di pastori? L'organizzazione è un holding,capofila nel mondo del traffico di cocaina. Sono stati inascoltati nel tempo i ripetuti appelli a non candidare nelle liste elettorali personaggi in odore di mafia,con il brillante risultato che oggi uomini legati agli interessi della ndrangheta  siedono nei consigli comunali,provinciali regionali e,purtroppo in Parlamento.
L'appello di Prodi ai giovani cade in un rituale ormai standard e troppo comodo. La mafia è una cosa seria e siamo stanchi di laconiche e strumentali dichiarazioni. Chiediamo al governo provvedimenti seri nella lotta al crimine organizzato. In Italia si è abituati ad affrontare la mafia come problema emergenziale,quando invece dovrebbe essere di straordinaria quotidianità.Chiediamo una normativa adeguata alla pericolosità del fenomeno,chiediamo la certezza della pena,più uomini e mezzi per i tribunali calabresi e per le forze dell'Ordine(andiamo a rivedere i tagli dell'ultima finanziaria);In Calabria i magistrati devono comprare persino la carta e nelle macchine delle forze dell'ordine spesso manca la benzina; dopo brillanti operazioni condotte a termini con grandi sforzi i delinquenti escono dal carcere per scadenza dei termini di custodia cautelare ;questo perchè è impossibile celebrare i processi per mancanza di magistrati;chiediamo una legge che impedisca l'ingresso nelle liste elettorali a i personaggi contigui e funzionali alla criminalità organizzata. .
Se la mafia fosse solo manovalanza il problema sarebbe stato risolto da tempo. Purtroppo esiste una zona grigia fatta di politici, burocrati,uomini delle istituzioni e degli affari che rappresentano la vera linfa da cui l'organizzazione trae la propria forza .Il problema è politico perchè è la volontà politica di risolvere il problema che manca.
 
Adriana Musella
Presidente Coordinamento nazionale antimafia "Riferimenti"

 

Il Coordinamento nazionale antimafia "Riferimenti", ribadisce ancora una volta che il problema Mafia va affrontato con una presa di responsabilità  da parte della politica. Le molteplici dichiarazioni di parlamentari cui  assistiamo in questi giorni in merito alla strage di Duisburg ci lasciano sconcertati. La strumentalizzazione del problema a fini di immagine o di fazione è sconcertante. Se realmente i politici volessero affrontare seriamente la questione dovrebbero quanto meno avere il pudore di non fare proclami ma di agire .Il loro compito è quello di attuare una normativa antimafia che sia degna di questo nome; il loro compito è quello di assicurare ai cittadini uno Stato di diritto;il loro compito è quello di impedire l'ingresso nelle liste elettorali di gente collusa e strumentale cosa che da sinistra a destra ,puntualmente si ripete all'organizzazione. Esigiamo  provvedimenti adeguati che non siano emergenziali come avvenuto finora ma di straordinaria quotidianità. Indulto, patteggiamento, articolo 516, riduzione del carcere duro e dell'ergastolo........... per citare soltanto alcuni scempi effettuati in Parlamento ai danni della Giustizia. In questo Paese la certezza della pena è un miraggio del cittadino. Lo snellimento dell' iter processuale,la riforma del codice penale dovrebbero essere temi prioritari da affrontare ma di tutto si discute tranne di questo. Il popolo è stanco di una politica litigiosa,incapace di svolgere il compito per cui è stata delegata ed esige rispetto. Lo scanno parlamentare non dovrebbe essere un punto d'arrivo ma di partenza per provvedere al bene del Paese cosa di cui invece ci si dimentica spesso e volentieri.
Se la ndrangheta è diventata un holding ,se non si riesce a combatterla adeguatamente è perchè non ci sono stati provvedimenti risolutivi da parte dello Stato;questo perchè l'organizzazione non è composta soltanto da manovalanza ma è alimentata da una zona grigia ad essa funzionale da cui una certa politica non è esente.
Ben vengano le marce e, noi ne sappiamo qualcosa, ma lasciamole ai giovani e ai cittadini con tutta la loro sacrosanta indignazione. Dalla classe politica esigiamo fatti, esigiamo un impegno concreto che dimostri una buona vota una seria volontà  di affrontare la barbarie ,lasciando da parte le chiacchiere che offendono soltanto l'intelligenza del cittadino . 
Adriana Musella Presidente

Lettera del portavoce di "Libera" all' Onorevole Ettore Rosato.

Egregio Onorevole Ettore Rosato,

 

sono il portavoce di Libera per la provincia di Vibo Valentia, collaboratore dell’agi e già corrispondente di numerosi quotidiani ad incominciare dal glorioso “Paese Sera” e che contro la   lotta alle mafie, ne ho fatto una ragione di vita, così come contro tutte le altre forme di criminalità organizzata e spicciola.  Ho avuto modo di ascoltarla, scrivendolo anche,  quando è venuto a Vibo Valentia per l’inagurazione della “Nuova ottica Ruello”, un testimone di giustizia  che è stato costretto ad alzare la voce con  una forte denuncia a mezzo  stampa.  Uno  strumento purtroppo a cui purtroppo sono costrette  a ricorrere alcune vittime  del racket, forse quelle piovere tra le vere.  Perché per le vie normali, non c’è niente da fare.  Vengono trattate a pesce in faccia da colore che invece sono preposti a valutare e poi a decidere se esistono i presupposti per l’indennizzo previsto dalla legge 44. Sul palco di Piazza municipio, accanto a lei c’era  anche il commissario straordinario Lauro, eravamo nel mese di maggio, lei ha promesso che dal Primo giugno presso ogni prefettura sarebbe stata creata un pool di esperti per assistere le vittime dall’inizio alla fine.  Lodevole la sua iniziativa, l’abbiamo riportata come la notizia del giorno. Ma a quanto mi risulta non c’è nulla di nuovo sotto il  sole. Ritengo però  che se ha sentito il bisogno di avanzare  tale proposta, avrà capito che qualcosa non funziona. E senza andare per le lunghe,  mi permetto di esporre l’ultimo caso di cui, fra l’altro, si è interessata la stessa Libera e la stampa,  ma pare che non sempre  riesce   a lambire  il suo  tavolo , o quello degli uomini  di “buona volontà”. Ed allora mi permetto di esporle un episodio emblematico salito alla ribalta della cronaca pochi giorni addietro e che Libera sta difendendo.  Nel comune  di Ricadi, comprensorio di Capo Vaticano, sulla costa vibonese, dominio incontrastato della cosca Mancuso, a cui tutti pagano il pizzo,  il titolare di un marcket, Stagno Antonio Lino, non lo pagava né lo paga. Negli  ultimi cinque anni, ha subito quattro intimidazioni, tutte denunciate e nel marzo 2006, un grosso  attentato incendiario. Inizio delle pratiche per accedere al fondo, richieste di perizie giurate. Ci sono voluti soltanto otto mesi a che a procura della Repubblica archiviasse l’attentato come doloso e ad opera d’ignoti. Dopo oltre un anno, circa due mesi fa, il Commissario straordinario, firmato Lauro, ha respinto la richiesta di accesso al fondo con la motivazione che il caso non rientra tra quelli  previsti dalla legge 44, senza specificare il motivo e avvertendolo che aveva soltanto il diritto di ricorrere al Tar. La prefettura di Vibo Valentia a cui il legale di Libera si è rivolto per avere  copia degli, ha il rifiuto, adducendo che a disporlo è la legge, nemmeno si trattasse di un segreto di Stato come quello invocato da Pollari.  Parliamo adesso della vittima. Antonio Lino Stagno, così si chiama, persona cristallina e retta nella più piena accezione dei termine. Nel  suo esercizio commerciale circolava prima e dopo la scritta “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità” Lo dico per conoscenza diretta in quanto direttore responsabile della rivista “Terra nostra” su cui scrivevo queste cose e che veniva venduta nel suon esercizio.  Non è andato a pagare il pizzo né di fronte alla prima né di fronte alle altre in intimidazioni  come vorrebbe la mafia. E’ andato invece dai carabinieri a cui ha esposto una tutte quelle  circostanze  di carattere storico, geografico ambientale che sono sotto gli occhi di tutti, specie delle forze dell’ordine che alla finte ci  sono arrivati. Nessun nome avrebbe potuto fare perché come si sa e come va affermando il capo della squadra mobile di Vibo Valentia che ha decimato quelle cosche, “la mafia non chiede, sei tu che devi sapere” E’ questa la  nuova strategia. E’ a tutti notorio inoltre,  lo ha dichiarato anche in una lettera  al prefetto Stagno, che esiste la mafia della frutta, la mafia del pane, la mafia delle acque minerali, prodotti che vengono imposti agli imprenditori, l’altro ieri è stato sequestrato un deposito di frutta all’ingrosso appartenente ad un boss. Ne esiste uno anche a qualche centinaio di metri di quello di Stagno. Ma Stagno non ne ha mai voluto che sapere. Era difficile andare a domandare ai carabinieri del luogo se è vero o non è vero e se è vero che Stagno va ai mercati generali? Una circolare esplicativa del suo ministero, parla di “estorsioni ambientali”, un concetto molto lato, ma che sembra non valere per Stagno, anche se il suo caso non si presta ad equivoci di nessuna natura, perché già da per se stesso chiaro e lampante senza bisogno di aggiungere altri aggettivi. Ed allora onorevole Rosato perché crocifiggere due volte le vittima del racket, una prima per mano della ’ndrangheta, una seconda per mano di quegli uomini che dovrebbero aiutarli. Perché se si dovesse continuare su questa strada, come ha detto don Peppino Fiorillo, il nostro coordinatore di Libera, intervendo a proposito del caso Stagno, ci va di mezzo la nostra credibilità, la nostra funzione. E a proposito di vittime del racket, alla nostra associazione interesserebbe sapere quante denunce sono state presentate negli ultimi due anni, quante ne sono state accolte  e quante respinte col non rientra e qual è  la tendenza. Saluti Michele Garrì

Lettera del portavoce di "Libera" al Presidente di Riferimenti Adriana Musella.

“….il  coraggio e la forza di chi si ribella se non hanno il supporto delle istituzioni non bastano. E purtroppo le istituzioni da queste parti a volte sono sentite come delle prime donne che vanno solamente dove c’è grande attenzione o quando i riflettori sono accesi”.

 

Carissima Adriana,

 

non ti ho interessata prima della vicenda, una vicenda di racket, perché non avevo sottomano la tua posta elettronica, ma stai certa che ogni volta che me ne capita  qualcuna,    penso a te. Perché  sono convinto  che sei una delle poche a credere nelle battaglie vai quotidianamente combattendo in prima linea, ma non certamente da “prima  donna”, quasi  per mestiere.

Nella provincia di Vibo Valentia che tu ben conosci,  dove il racket estorsivo e l’usura devastano il tessuto socio-economico,  vi sono delle assurdità e degli evidenti paradossi.  Quando infatti  qualche vittima   denuncia chiedendo   l’accesso al fondo,  al fondo dalle mani del racket, passa in quelle dell’antiracket, tipico esempio quello di Ruello. Ad  incominciare dalla prefettura, finendo al Commissario straordinario,   fanno a gara per metterti il bastone fra le ruote per concludere  dopo mesi e mesi che il tuo  caso, non rientra tra quelli  previsti dalla legge, magari il quinto attentato, senza peraltro dirti di che cosa si  tratti, pur in presenza  del certificato di chiusa inchiesta  della Procura della Repubblica che sentenzia che  l’atto è doloso e a perpetrarlo sono stati degli   ignoti. Passato un anno tra perizie giurate, fatture compagnie di assicurazioni che non ti assicurano più, ti vedi arrivare il decreto di archiviazione del  Commissario Lauro che quando parla sembra stracciarsi le vesti, con cui ti nega i benefici previsti dalla legge, dicendoti  che hai la facoltà di ricorrere al Tar. Ma quando si va a chiedere in prefettura a chiedere copia del tuo fascicolo per poter formulare ed avanzare il ricorso, ti pone il  veto trincerandosi dietro la legge, quando invece si sa che la legge sulla trasparenza, ne sancisce il diritto,  a menochè non si tratti di un  segreto di Stato. Di  questo e del ricorso se ne sta occupando Giovanna Fronte ed il sottoscritto che è il  portavoce di Libera. A nulla è valsa la mia segnalazione al buon Peppino Lumia, né a Rosato, che se ben ricordi quando è venuto a Vibo Valentia per la inagurazione  della  “Nuova ottica Ruello” la cui vicenda ancora non è affatto conclusa, ha garantito che dal Primo giugno, quello passato, sarebbe entrata  in funzione presso le prefetture,  una commissione di esperti, evidentemente convinto che c’è qualcosa che non va. Ma chi l’ha vista?. Torniamo quindi alle prime donne! E poi  scopriamo, sull’onda dell’ultima strage sanluchese, che la ‘ndrangheta è più forte che mai. Un ritornello che i membri della commissione antimafia vengono a ricordarci  come se fossero dei marziani piovuti dal cielo, quando vengono a fare passerella.  E sai che cosa mi ha colpito di più  nel leggere le dichiarazioni su quella strage?  Gratteri, un magistrato che stimo moltissimo, che è colpa delle  leggi se la ‘ndrangheta si è  ingrassata e che  è tutta questione di  “volontà politica”. Mi sono venuti  allora dinnanzi agli occhi i Nostri, coloro che magari siedono in Parlamento e con cui  andavamo dicendo le  stesse  cose  quando eravamo  all’opposizione. Vergogna! Permettimi almeno questo sfogo. E  adesso torniamo all’inizio. Scusa se mi  sono fatto prendere la mano….. Ti invio pertanto il materiale del caso in questione  che è  sintomatico di una situazione molto diffusa, pregandoti di rappresentarlo  nelle sedi che  credi più opportune con la passione e l’autorevolezza che sai imprimere tu. Ti  saluto caramente  Grazie Michele Garrì Ti  prego di volermi inviare eventuali notizie e comunicati all’indirizzo della mia posta elettronica. Ti premetto che incominciano a sfottersene anche della stampa.