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Differenti culture, lo stesso cuore
di Claudia Pratticò
Avvicinarsi al tema dell’immigrazione vuol dire approfondire tutti gli aspetti intimi e privati di ogni migrante, per far decadere una volta per tutte lo stereotipo secondo cui gli immigrati sono uguali fra loro ma diversi da noi, partendo dalle condizioni di vita che hanno determinato
il viaggio che li ha portati fin qui fino ad arrivare alla sua identità che spesso cambia e si ristruttura sulla base delle nuove esperienze.
La vera sfida del nostro tempo è proprio mettere in gioco l’identità, la nostra e quella del migrante, arricchendola e mutandola attraverso la volontà di tuffarsi in questa nuova avventura.
Accogliere il migrante, tener quindi conto della sua religione, lingua, cultura e storia, risulta essere un arricchimento per la nostra società che, così, non si chiude in un guscio di monocultura ma si apre all’incontro e al confronto; l’indifferenza deve dare spazio all’accettazione attiva e fiduciosa per far del fenomeno migratorio un evento interculturale, un patrimonio comune. Così, quindi, non si rinuncia alla propria identità ma la si approfondisce, in particolar modo nei giovani la cui mente è proiettata verso la novità e l’incontro con i giovani migranti.
Tale obiettivo crea nei ragazzi un orizzonte interiore, profondamente ispirato ai valori cristiani, che non solo aprirà le porte ai migranti che busseranno nel momento in cui il loro senso d’isolamento li farà vivere in un lancinante complesso d’inferiorità ma li spingeranno ad entrare in una nuova realtà che non vedrà più protagonisti sospetto, fastidio o rifiuto, ma calore, ascolto e accoglienza.
Bastano semplice dialogo e cordiali sorrisi per aiutare tutti questi giovani che, a causa delle quasi inesistenti opportunità lavorative che offrono i loro Paesi di origine, sono costretti a mettersi alla ricerca di un avvenire migliore, portando sulle spalle un carico di speranze, attese e progetti.
La società deve, poi, con l’aiuto della Famiglia, della Chiesa e della Scuola, spronare noi giovani, che rappresentiamo il futuro e, dunque, l’insieme delle speranze per il domani, a considerare i giovani migranti non ospiti, ma veri e propri cittadini del nostro Paese, caratterizzato da diritti e doveri uguali per tutti, inoltre deve riuscire a valorizzare le competenze professionali dei giovani migranti lavoratori ai quali infatti vengono molto spesso affidate mansioni che non rispecchiano le loro qualità.
I nostri pensieri devono quindi basarsi sul fatto che due persone, pur essendo diverse nelle abitudini, nei valori o nelle culture hanno comunque lo stesso valore! Dunque, un uomo e una donna, un uomo di razza bianca e un uomo di razza nera, non sono uguali ma il valore delle loro vite ha, indistintamente, alcun prezzo!
Si spera pertanto che l’uomo del Terzo Millennio possa far davvero suo il principio di tolleranza o ancor meglio il principio d’amore, promuovendo qualsiasi tipo di diversità come un elemento d’unione piuttosto che di divisione e comprendendo il valore dei migranti per quello che è in realtà: una grande ricchezza per ogni società!
Claudia Pratticò
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