Totale Utenti Collaboratori
64 registrati
Collabora anche tu
Fatellanza della terra
Presentazione
Manifesto Generale
Aggiornamenti
Sostieni Irmandate da terra
Articoli di...
Irmandade da terra
Scrittura antimafia
Multimedia
Galleria Fotografica
Video Galleria

 

Home arrow Scrivi arrow Sebastiano Di Paolo arrow Petru Birlandeanedu
Slide Show Pict
Riferimenti....
Home
Annunci ed Avvisi
Contatti
Firma l'iniziativa
Siti da vedere
Area riservata
Archivio Generale Articoli
Mappa el sito
Settembre 2010 Ottobre 2010
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
Settimana 35 1 2 3 4
Settimana 36 5 6 7 8 9 10 11
Settimana 37 12 13 14 15 16 17 18
Settimana 38 19 20 21 22 23 24 25
Settimana 39 26 27 28 29 30
Inserisci nuovo Evento Inserisci nuovo Evento

 
 
Petru Birlandeanedu

Petru Birlandeanedu

 

Una guerra di camorra, come al solito. Duelli e sviste da far west, che sparpagliano nell’atmosfera urbana proiettili che sembrano cambiare direzione da soli, comandati a distanza da un sottokiller, un fantasma che brucia l’ossigeno deviando il bossolo nella prima centralina cardiaca che non sia il bersaglio originario.

Ecco il tilt, l’anomalia. Non muore un camorrista, il piombo non finisce la sua corsa nel punto del cerchio concentrico stabilito, ma continua finendo da kamikaze, contro chi porta addosso un bersaglio mobile senza saperlo. Sono persone estranee al gioco criminale, siamo noi, tutti, nessuno escluso. Si chiamava Petru Birlandeanedu, rumeno, suonatore di fisarmonica, forzato viaggiatore metropolitano, rischio lavoro in itinere massimo livello, effetto imprevisto: morte procurata dal fuoco incrociato della nostra Beirut vissuta di Storia al contrario e con epilogo armato a un tiro di schioppo dalle basi Nato. È morto perché la sua traccia deambulante è finita di traverso sulle traiettorie impazzite del sottokiller che non fa distinzione. Con un rumeno in terra di anti-Romania muore la strategia a microfoni lontani, a telecamere spente, e muore pure il senso di giustizia sopranazionale che vuole vittime ufficiali solo i passaporti e non i corpi, le parole e il sudore che fa di quei sistemi complessi esseri umani.  È morto come sono morte le tante vittime di mafia che ancora chiedono giustizia.Vi scrive un libero cittadino italiano. Ho il passaporto, sono cittadino comunitario e godo di tutti i diritti politici. Pertanto chiedo alle autorità preposte di prendere in considerazione quanto accaduto. Mi rivolgo al Ministero dell’Interno, al Ministero di Grazia e Giustizia, al Primo Ministro, alle Forze dell’Ordine, ai partiti, alle associazioni antimafia, alle associazioni riconosciute e a tutti gli organismi ufficiali nazionali e della Comunità Europea. Chiedo che Petru Birlandeanedu sia ufficialmente considerato vittima di mafia, e di tale riconoscimento godano i suoi familiari, così come previsto dalle leggi del nostro Paese. Che lo Stato, qualora ancora “in vita”, “esibisca” la sua sensibilità istituzionale, riempiendo il vuoto dei cittadini che il 26 maggio non l’hanno soccorso. Un biglietto di viaggio alla moglie non basta. Ogni volta che declino il mio linguaggio attraverso una nomenclatura che sia adattamento e non letteratura, lo faccio forzandomi e solo per riguardo alle vittime reali. So che questo testo subirà molto presto una qualche forma di evasione, per mano di una lettura che avrà un seguito numericamente sparuto. Ma anche l’ovvio rischia queste sorti, e riflettendo con più attenzione e attraverso un senso di gran lunga più “precario”, avverto doveroso unirmi a questo rischio.

 

e.g.

Commenti
Nuovo Cerca
Commenta
Nome*:
Email:
 
Website:
Titolo*:

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
< Prec.   Pros. >