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Abito a Torre Annunziata, e come mi chiamo non ha importanza. Abito dove il mare bagna la terra e la terra bagna di sangue il mare.
Un ritorno di fiamma, una lucciola armata, che si prostituisce ogni notte, ogni giorno, per guardare, vedere, riportare e morire, al buio, senza sapere se la sua luce sia stata vista almeno una volta da un bambino curioso. Abito a Torre Annunziata, dove molti bambini hanno un altro senso della curiosità, ed io ho iniziato presto, nel mio mondo fatato, di storie nere, angeli impazziti, schierati da un’altra parte, dove mi sono schierato anch’io, sopra il mio scooter e la mia faccia, che a volte nascondo sotto la lana più nera delle favole, che non mi ha mai raccontato nessuno, perché le ho scritte io, di mio pugno, con la testa che non si muove e gli occhi che girano anche dietro la testa.
Agli occhi della gente faccio un lavoro particolare, ma in pochi ammettono che siamo in tanti a farlo, e quindi tanto particolare non è. Aspetto, controllo e lo faccio bene. Certe volte sono pronto a tutto, perché guadagno bene, senza titoli né scuole. La mia, di scuola, mi ha voluto istantaneo, freddo, col sangue negli occhi, lo stesso sangue che infiamma di rosso il mare, il mio mare, anche quando il sole sale forte ad illuminare il mio ufficio, la mia faccia scura, la mia ignoranza, la mia ferocia. Faccio lo spacciatore, la vedetta, e tengo spesso le mani sul manubrio dello scooter, come tengo le mani sulla vita mia. Se ne stacco una è per prendere o per sparare. Se le stacco tutte e due, allora è finita. Di me raccontano gli scrittori, i registi, i giornalisti, e tutti quelli che non mi conoscono. Solo a loro è concesso parlare di me, solo chi non mi ha mai rivolto la parola, chi non sa niente, ma mi conosce, perché in fondo quando fai il mio mestiere, ti conosce tutto il mondo. Mi vedono tutti, chiunque passi, ma si fa finta di nulla, e a me fa comodo, a noi fa comodo. Spaccio, vivo d’allerta, informo e proteggo, a due passi dalla polizia e da tutto il resto. Tutti si accorgono di me, ma io non esisto. E ne approfitto, perché ho il dovere di vedere dove si va a finire, e se il mio mare s’imbratta di sangue, a me fa comodo, perché vivo di questo riciclo, di questa corrente – killer, della passione per la violenza, la mia, e non ho un nome, ma un’anima più fredda del mare d’inverno. Signori miei abbiate paura, sempre, anche quando non vi fermate a comprare, anche quando siete fieri di non aver mai comprato. La mia vita vi riguarda, anche quando nelle vostre narici entra soltanto aria di mare, salsedine, al sapore di sangue, perché quel sangue ci circola nelle vene, ad altissima velocità, a tutti.
sebastiano di paolo alias elio goka
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