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Ai lavoratori italiani

-         Il vento non porta notizie. –

-         Ogni giorno penso alla stessa cosa. Quanto mi piace la mezz’ora di spacco. –

-

         Meno male che ci è concessa…-

-         Per gli operai in paese pare che non duri più di un quarto d’ora. –

-         Quelli sono cretini, si farebbero sparare addosso pur di non protestare. –

-         Non è solo colpa loro, hanno famiglia. Noi… -

-         Anch’io ce l’avevo, e pure tu! –

-         L’avevamo, o forse in un certo senso l’abbiamo ancora. Si tratta di aspettare… -

-         Qua il vento non porta notizie, la verità puoi vederla quando ti pare, quasi non c’è gusto. –

-         Invece ricordi le sfuriate in sezione? –

-         I partiti… Te li raccomando quelli. Se potessi tornare indietro, le domeniche delle elezioni le passerei al mare e le notti ad attaccare manifesti… Due imbecilli eravamo. –

-         Quando passano? Ho fame. –

-         Quante idiozie avremmo detto in tutti questi anni? –

-         Tu di certo troppe. –

-         Come fa quella canzone? Quella di coso, Tenco, Mario Tenco! –

-         Luigi Tenco! –

-         Quella canzone che ballasti al matrimonio di… Come si chiamava… -

-         Lontano! Là ti manderei! Lontano! –

-         Bella! Me la stavo canticchiando in testa! Magari potremmo rimediarla! –

-         Che è na’sigaretta! –

-         Io l’altro giorno ne ho fumata una… -

-         E non ti hanno scoperto? Come hai fatto? –

-         No no, che c’entra… L’ho scroccata… -

-         Peggio! E chi te l’ha data?! –

-         Noo, non fumavo da tanto tempo. Mi è venuta voglia… -

-         Eh sì, domani avrò voglia d’incendiare la clinica, e il primario mi darà benzina e fiammiferi. –

-         Avevo voglia… L’ho scroccata al dottore… -

-         Il dottore! Ma che hanno riaperto i manicomi? –

-         Quanti anni hai? –

-         Che c’entra? –

-         Quanti anni hai? –

-         Cinquantadue. –

-         Continua, continua… Continua pure per me… Abbiamo fatto la scuola insieme, abbiamo lavorato gomito a gomito per una vita, abbiamo occupato la fabbrica non so quante volte, abbiamo mandato affanculo sindacalisti, politici e preti. Ci siamo presi insieme le mazzate dei camorristi, abbiamo fatto di tutto nella nostra vita operaia, come la definì quel poeta di passaggio, in quella manifestazione… Non mi ricordo il nome… -

-         Era bravo, io mi commossi. –

-         Sì, ma chi l’ha più visto… Per me resterà sempre un poeta di passaggio. E di passaggio sono state tutte le persone che abbiamo incontrato. Poche si salvano da questa memoria mistificata, e stanno di là, aspettano anche oggi di parlare col medico. Anche qui stiamo facendo tutto insieme, non è vero? Ma stavolta dobbiamo dividerci, la mia diagnosi non è come la tua… -

-         Che vuoi dire… -

-         Voglio dire che da oggi, posso fumare quando voglio. E come saranno belle le prossime sigarette… Non saranno come quelle fumate di nascosto, come quelle fumate in fretta durante il lavoro. E non sapranno di paura, della paura di essere scoperti dal capomastro. La mia sigaretta è stata la cosa che mi ha fatto restare bambino, anche in fabbrica. L’ho tenuta nascosta a mio padre da quando avevo dodici anni, l’ho tenuta nascosta al padrone per oltre trenta lunghi anni. Questo il padrone non potrà mai negarmelo. La soddisfazione di avergli nascosto il mio respiro ribelle, non autorizzato, mentre là dentro respiravamo chissà quali veleni. Quelli sì, quelli erano autorizzati, e lo sono ancora oggi, perché non ci servono le chiacchiere e le scartoffie buone solo per i corsi di formazione dei nuovi sindacalisti. Ti ricordi? Una volta ne seguimmo uno pure noi. Ma io al padrone l’ho fatta, almeno una volta, facendo sempre il mio dovere e lo rifarei tutto, compreso la sigaretta. E me la voglio fumare adesso, con la faccia rivolta al sole, ogni mattina, fino a quando riuscirò a respirare, perché tanto già lo so, daranno la colpa al fumo. Nemmeno una vertenza sapranno portare in fondo, come è stato per molti compagni nostri. E molti di quelli non avevano mai fumato. Fammi un paio di favori, tu puoi guarire, puoi continuare. Dammi un’occhiata ai miei quando ti è possibile. I miei figli sono bravi a scuola, bravissimi, sono seri, onesti e volenterosi. I miei figli non meritano padroni. –

-         E dove vai adesso? –

-         Mia moglie non è ancora arrivata, meglio. Non dirle nulla, mi raccomando. Non voglio farlo sapere, per ora. Io approfitto, vado fuori, vado a fumarmi una sigaretta. Ieri gliene presi due dal pacchetto, al dottore. Non se ne è accorto, o forse se ne è accorto e ha fatto finta di nulla. È un bravo ragazzo, sono sicuro che con lui la nostra mezz’ora sarebbe durata una decina di minuti in più. –

 

Ai lavoratori italiani

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