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19 Luglio
Negli ultimi tempi ci stanno abituando a un’idea confusa del senso civile. Ritornano alla mente, strazianti e profetiche, le parole di Pier Paolo Pasolini,
quando spiegò agli italiani del perché lui non si sentisse civile, rispetto agli sviluppi storici e sociali del nostro paese.
A distanza di anni, alla luce dell’atteggiamento dei politici, rispetto al fenomeno mafioso, e non solo, sarei ipocrita se negassi l’adesione allo stesso pensiero. Lo scrivo a titolo personale, è innegabile, perché non potrei parlare anche per gli altri. Ma sono deluso e scoraggiato, non dalla politica, perché in questa politica non ho mai confidato. Sono soprattutto deluso dall’atteggiamento collettivo, che tiene, a tutti i costi, ad allinearsi a questo senso ipocrita di civiltà.
È civile il mercato del lavoro, è civile la classe dirigente, pubblica e privata, è civile la politica, è civile la magistratura, sono civili le istituzioni, sono civili i media, è civile la televisione, è civile questa indegnità diffusa. Da uomo, mi auguro di non essere abbastanza civile.
A Paolo Borsellino e agli uomini della scorta morti il 19 Luglio del 1992, uccisi per aver fatto il proprio dovere. A loro e alle vittime di mafia, va questa, forse, inquieta idea delle cose.
e.g.
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