Che prezzo hanno oggi la dignità e il coraggio? A giudicare dai fatti degli ultimigiorni, che hanno tinto dei colori più cupi il territorio del casertano, un prezzo ancoraaltissimo.
Se dovessimo basarci sulle leggi del mercato, potremmo dire che il prezzo è caro perché l’offerta è poca e la domanda è alta. L’offerta è la rottura del muro di omertà, la forza di esporsi, di sostenere i percorsi della legalità, rafforzandoli con il propriocontributo attivo: evidentemente allo stato attuale è merce molto rara. La domandainvece, ancora tanta purtroppo, è quella di chi vigila e tutela l’incolumità dei cittadini, delle forze dell’ordine, delle istituzioni, di chi si impegna personalmente a contrasto dei poteri criminali, che hanno sempre più bisogno della collaborazione di tutti.
Episodi come quelli di Pietro Russo e di Mimmo Noviello certo non aiutano ad equilibrare questo “gap”, ma devono far riflettere. Pietro Russo, presidente dell’associazione antiracket di Santa Maria Capua Vetere, ha visto in una notte sfumare il lavoro di una vita, che volava via tra le fiamme alte e le spire di fumo nero che si sprigionavano dalla sua azienda. Ha pagato il prezzo del suo coraggio e della
sua determinazione nel portare avanti il suo no convinto ai poteri criminali, non solo, ha dato sostegno anche a chi come lui non ha voluto piegarsi ai soprusi. Per lui è scattata immediata la reazione di solidarietà delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della Chiesa e dei rappresentanti delle associazioni antiracket che, il giorno dopo il rovinoso incendio, hanno voluto riunirsi all’esterno della sua fabbrica, per portare il proprio sostegno a lui, ai tanti che come lui si oppongono ai criminali e soprattutto per ribadire a chi non ha la forza per uscire dalle pastoie dell’omertà, che non si è soli, che non si viene lasciati soli quando si trova il coraggio di denunciare. Evidentemente le pastoie stringono: non c’era per Pietro la folla di concittadini, di persone comuni giunte lì a portare il proprio sostegno. Come in un incubo, in rapida successione, la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire, arriva da Castelvolturno:
l’agguato a Mimmo Noviello. Il “tam tam” è immediato le informazioni corrono rapide: si risale al 2001, quando Mimmo denuncia e fa arrestare i suoi estortori. Un altro simbolo da colpire, da eliminare. Una persona normale nell’anormalità diffusa.
Una vita distrutta fatta di lavoro onesto, coerenza e di ideali di giustizia. Una famiglia distrutta, attorno alla quale è scattata immediata la solidarietà dei rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni antiracket. Anche qui però oltre al danno la beffa. Non un manifesto di solidarietà per Mimmo, per la sua famiglia, e il giorno dei suoi funerali si era in pochi, davvero in pochi a testimoniare lo sdegno e che non c’è rassegnazione per quanto accaduto. Ma i segnali arrivano, le risposte sono tempestive. A Castelvolturo arriva il Sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano che prende parte al comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza a cui ha partecipato insieme al nuovo Commissario antiracket Giosuè Marino. In prima persona garantisce una risposta forte e consistente dello Stato, con il rafforzamento degli organici e l’impegno sempre maggiore e costante nella lotta al crimine. Un impegno importante per permettere a chi vive nei territori dell’ “antistato” di rialzare la testa e di guardare con fiducia al proprio futuro.
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